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Lorenteggio-Giambellino, per la riqualificazione si riparte a settembre: il piano

Primo passo, l'abbattimento completo del civico 181 di via Lorenteggio

Il cortile di via Lorenteggio 181

A settembre il piano di riqualificazione di Lorenteggio-Giambellino dovrebbe ripartire in grande stile. I lavori sono momentaneamente a rilento: il nodo principale è quello del civico 181 di via Lorenteggio, il più degradato in assoluto, che secondo i piani del Comune di Milano e di Aler andrebbe completamente demolito. Finora, però, è stato così per uno solo dei tre edifici che lo compongono.

Il motivo è da ricercarsi nella bonifica, più corposa di quanto preventivato. Tuttavia l'assessore regionale alla casa Stefano Bolognini (Lega) ha ora promesso che, dopo l'estate, il piano subirà un'accelerazione. Si presume quindi che il problema relativo alla bonifica verrà risolto entro agosto. Altri due edifici aspettano la demolizione: via Manzano 4 e via Lorenteggio 179.

Lorenteggio 181: presidio contro lo sgombero

Per il primo, l'assessore pensa che si inizierà l'abbattimento a marzo 2020, al più tardi. Prima saranno state trasferite le circa 70 famiglie che ora vivono nello stabile. Stessa cosa, ma dopo l'estate del 2020, per via Lorenteggio 179. Il "piano" di quartiere, come si ricorderà, prevede una riqualificazione complessiva per un pezzo di città in cui il degrado delle abitazioni si è fatto notevole. Nella rigenerazione, precisamente per il nuovo mercato di via Odazio, è stato coinvolto anche l'archistar Renzo Piano. Che non è nuovo a interventi nelle periferie milanesi: sua, per esempio, l'Università della Bicocca.

Piano da 90 milioni

Il piano per il quartiere vede risorse per qualcosa come 90 milioni di euro, da parte di tutte le istituzioni. Una scommessa importante per tutti gli attori coinvolti, dal Comune alla Regione ad Aler. L'abbattimento di alcuni stabili crea però un problema "collaterale", ben noto a Bolognini e alle altre autorità: che fare degli inquilini abusivi in condizioni di particolare fragilità? Se gli inquilini regolari verranno ospitati negli alloggi ora vuoti dello stesso quartiere, questo non è automatico per chi oggi occupa abusivamente.

Ma circa il 40%, forse anche il 50%, degli occupanti abusivi presenta una situazione di fragilità, come ad esempio minori, disabili o persone non autosufficienti a carico. "Non possono essere abbandonati a sé stessi", precisa Bolognini, "ma a Milano ad oggi non ci sono spazi abbastanza per loro". Il tempo sarà quindi speso anche per trovare una soluzione a questo.

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