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Occupavano case Aler per gli 'amici', 9 arresti: "Agivano per giustizia sociale, mai per soldi"

Nove "antagonisti" in manette. Il pm Nobili: "Nessun fine di lucro". Il Gip: "Giustizia sociale"

Foto da Facebook Luciano Muhlbauer

Per quelle loro azioni "non hanno mai preso soldi". Hanno agito spinti dalla ricerca della "giustizia sociale". Hanno seguito quella che il pm di Milano, Alberto Nobili, ha definito "una ideologia anarchica". Eppure per quelle azioni, "senza nessun fine di lucro", sono finiti in manette. 

Nove persone - sei uomini e tre donne, tra i sessantadue e i venticinque anni - sono state colpite da un'ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip Manuela Cannavale con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata all'occupazione abusiva di appartamenti Aler e alla resistenza a pubblico ufficiale. 

I nove - sette italiani, un peruviano e un colombiano, tutti ai domiciliari - sono appartenenti al "Comitato abitanti Giambellino Lorenteggio", che da anni ormai combatte - a modo proprio - l'emergenza abitativa nei due quartieri. 

Video | Il blitz di giovedì mattina nel quartiere

"Nessun fine di lucro, solo ideologia"

Il gruppo, secondo quanto accertato dalle indagini dei carabinieri, avrebbe - dal lontano 2015 - occupato alcuni alloggi di proprietà dell'Aler e avrebbe poi affidato quegli stessi alloggi a persone in quel momento senza casa, tra amici, parenti e conoscenti. 

Il comitato - stando alle parole del procurato Alberto Nobili - sarebbe stato organizzato con ruoli precisi e prestabiliti: c'era chi si occupava di scassinare le porte, chi era specializzato nell'attivare le utenze e chi aveva il compito di individuare le famiglie a cui dare le abitazioni. 

I nove - parole del magistrato - "si sono inseriti nella gestione degli alloggi in totale dispregio alle graduatorie occupando con la forza case che sarebbero spettate ad altre persone. Qui - ha sottolineato Nobili - non ci sono stati movimento di denaro, nessuno ha guadagnato soldi, ma non ci si può sostituire allo Stato". 

Video | "C'è Aler, fate silenzio e non parlate"

"Lo scopo era creare consensi"

Dietro le azioni del comitato - questa la teoria del pm - "c'era un'ideologia di fondo, che comunque non giustifica quelle azioni, e c'era una politica di ricerca del consenso. Trovare le case da far occupare significava avere consenso e creare un fronte più unito contro le istituzioni". 

Quell'obiettivo, in effetti, il "Giambellino Lorenteggio" non l'ha mai nascosto, tanto che in più occasioni dalla loro pagina Facebook gli "antagonisti" hanno chiamato a raccolta i cittadini del quartiere per rispondere a uno sgombero e tanto che molto spesso in quello stesso quartiere erano comparsi volantini con un numero - un "Sos sgomberi" - da utilizzare in caso di bisogno. 

E proprio da un tentativo di sgombero è nata l'indagine. Era il 2016 e una pattuglia dei carabinieri, chiamata da due legittimi destinatari di una casa, era stata "allontanata" da una trentina di esponenti del comitato, che avevano minacciato i militari e li avevano costretti ad andare via. 

Così, era partito il lavoro degli investigatori del Nucleo Informativo che all'alba di giovedì ha portato agli arresti - in totale gli indagati sono settantacinque - e al sequestro di nove case occupate, tra cui anche il centro sociale "Base di solidarietà popolare" di via Manzano, collegato proprio al collettivo. 

"Spinti dalla giustizia sociale"

Un comitato che aveva un obiettivo, messo nero su bianco dal Gip: "Una propagandata 'giustizia sociale' a tutela del diritto della casa, volta a creare una soluzione all'emergenza abitativa, parallela e contrapposta a quella offerta dalle istituzioni".  

Gli arrestati, ha spiegato ancora il gip che ha firmato l'ordinanza su richiesta del pm Piero Basilone, "intendevano, con mezzi leciti ed illeciti, impedire gli sgomberi di immobili abusivamente occupati da parte di Aler e delle forze dell'ordine, occupare e organizzare occupazioni abusive, mantenere il possesso degli immobili abusivamente occupati, combattere le Istituzioni a colpi di occupazioni per ogni sgombero, due occupazioni abusive, in modo da portarle all'esasperazione". 

La risposta del comitato

Agli arresti il comitato abitanti Giambellino Lorenteggio ha risposto con una prima manifestazione giovedì mattina, proprio durante il blitz, portato a termine da oltre cento carabinieri. Per le 18 è invece stata annunciata una seconda mobilitazione, che si preannuncia più massiccia grazie alla partecipazione di quasi tutte le realtà antagoniste milanesi. 

"La procura ci accosta a un racket per l'occupazione di case popolari sfitte facendoci passare per mafiosi, ben consapevoli che, al contrario di Aler, noi il racket lo abbiamo combattuto davvero - la versione del gruppo, affidata a una nota su Facebook -. Dicono che siamo stati addirittura così sfrontati da voler affrontare l'emergenza abitativa, il degrado e l'incuria che circondano questo quartiere come tanti altri. Che ci siamo opposti a degli sgomberi che avrebbero lasciato delle case vuote e delle famiglie per strada. Che abbiamo organizzato manifestazioni, presidi, picchetti antisfratto e aiutato persone in difficoltà".

"Sì, abbiamo lottato tutti uniti"

"Hanno ragione. Abbiamo fatto tutte queste cose. Abbiamo, tramite la solidarietà reciproca, aiutato tante persone con i più disparati problemi. In questa città in cui una stanza in periferia ti costa 600€ abbiamo incontrato famiglie sotto sfratto, gente che ha deciso di occupare una casa vuota - alcune anche da 10 anni - per non restare più al freddo della strada e che ha ricevuto la nostra solidarietà nel momento in cui Aler e polizia si sono presentati alla porta per ributtarceli. Abbiamo lottato tutti uniti - hanno ammesso le ragazze i ragazzi -, italiani e stranieri, vecchi e giovani, assegnatari e occupanti con un semplice intento: lottare contro l'abbandono in cui le istituzioni ci hanno lasciato".

"Ci sono più di 10mile case popolari vuote a Milano, perché non vengono assegnate a chi ne ha bisogno? - hanno chiesto dal comitato -. Ogni sgombero costa 10mila €. Assegnare una casa non costa nulla. Rispediamo quindi l'accusa al mittente ribadendo che i veri mafiosi siedono nei consigli regionali, al comune, nel Cda di Aler. Abbiamo insomma deciso di unirci per non abbassare la testa. Non sarà - hanno assicurato - una ridicola accusa a fermarci". 


 

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